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Il
sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) è un alberello alto fino
a 10-15 metri, diffuso soprattutto dalla fascia montana a quella subalpina.
La corteccia è liscia e grigia con lenticelle evidenti. Le foglie sono composte,
formate da 13-15 foglioline a margine seghettato, che d’autunno assumono
una colorazione rossastra.
Questo sorbo in tarda primavera fa bella mostra di sé grazie alle bianche infiorescenze
a corimbo, di circa 15 cm di diametro, che si trasformano poi in infruttescenze
costituite da piccoli pomi di un vivace colore rosso scarlatto, che maturano
in autunno e danno alla pianta un buon valore ornamentale.
Il nome di questo grazioso alberello è dovuto al fatto che i frutti abbondanti
sono assai ricercati dagli uccelli, tanto che i cacciatori si appostavano presso
alberi di questa specie per catturare i volatili. Proprio gli uccelli contribuiscono
alla disseminazione, in quanto i semi non vengono digeriti e quindi possono
germinare una volta evacuati.
Il sorbo degli uccellatori è diffuso in tutta Italia a partire dal piano collinare
e si può spingere, nelle Alpi, fino a 2.300 metri di quota. Specie adattabile
a diversi ambienti, vegeta in boschi di conifere e di latifoglie soprattutto
nel piano basale montano, nelle radure, negli arbusteti e sulle pendici detritiche
e sassose. Generalmente questo sorbo vive in luoghi asciutti ed esposti al sole,
ma si adatta ad ogni tipo di terreno. Si ritrova spesso isolato o in gruppi,
raramente in popolamenti più estesi.
Aciduli e poco saporiti, i frutti del Sorbus aucuparia possono essere mangiati
solo dopo la cottura; con essi si possono fare ottime marmellate e gelatine
e, dopo fermentazione, bevande alcoliche. Grazie alle loro proprietà astringenti
ed antinfiammatorie hanno anche usi medicamentosi e cosmetici; una volta essiccati,
si possono conservare e utilizzare per fare un decotto con virtù medicinali
(antiemorragico, astringente, diuretico).
Il legno, duro e resistente, è utilizzato per lavori al tornio e intaglio, per
la produzione di manici degli utensili, attrezzi agricoli e sculture.
Nella tradizione questa pianta simboleggia il ritorno della luce dopo l’oscurità
dell’inverno, grazie al fogliame rado che permette all’erba di crescere
sul terreno sottostante.
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