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I boschi cedui e le fustaie

Si definisce “ceduo” un bosco in cui il rinnovamento delle piante in seguito al taglio avviene con polloni (cioè nuovi fusti) originati da gemme presenti sulla ceppaia (che è costituita dal troncone di fusto e dalle radici che rimangono nel terreno dopo l’abbattimento della pianta), mediante quindi una riproduzione per via vegetativa.
Solo alcune specie forestali sono dotate della cosiddetta “capacità pollonifera”, ossia della capacità di emettere i polloni dopo il taglio: si tratta in particolare di alcune latifoglie tra cui il faggio e il castagno.
Un tempo i boschi cedui servivano per la produzione di legna da ardere e di pali, e venivano tagliati spesso a raso sui singoli appezzamenti ogni 10 - 30 anni circa. In passato infatti il bosco ceduo rappresentava per l’uomo una risorsa di primaria importanza, che poteva essere utilizzata direttamente oppure trasformata in carbone vegetale, come testimoniano ancor oggi le numerose aie carbonili (piazzole sulle quali venivano realizzate le carbonaie) rinvenibili nei boschi.
A partire dal secondo dopoguerra l’interesse per il bosco ceduo è andato progressivamente perdendosi a causa delle moderne fonti energetiche che hanno soppiantato l’uso del combustibile legno, determinando situazioni di abbandono generalizzato specialmente nelle aree più lontane dai centri abitati o dalle strade.
Si definisce “ceduo a sterzo” una particolare forma di trattamento nell’ambito del governo a ceduo, secondo cui solo una parte dei polloni, scelti fra quelli di maggiori dimensioni, viene rimossa ad ogni taglio, cosicché ne deriva un popolamento composto da polloni caratterizzati da età differenti (normalmente tre).

Le fustaie sono invece boschi di alto fusto dove il rinnovamento delle specie arboree avviene a partire dalla germogliazione dei semi che le piante producono: le giovani piantine (i cosiddetti “semenzali”) che riusciranno ad affermarsi daranno origine alle piante adulte.
Tipiche fustaie alpine sono costituite dal larice, dall’abete rosso o dall’abete bianco. In passato alcune di queste specie (come il larice) sono state favorite dall’uomo a discapito di altre, in quanto più idonee per ricavare, in particolare, un buon legname da opera.
Inutile sottolineare anche in questo caso il diffuso abbandono dei boschi montani e alpini a causa degli alti costi delle utilizzazioni forestali, per cui questi popolamenti sono venuti ad assumere sempre più funzioni di tipo naturalistico e protettivo, ovvero ambientale in senso lato.

Le fustaie si distinguono visivamente dai cedui in quanto, in prima analisi, il fusto delle singole piante è unico, mentre nei cedui la ceppaia è costituita da numerosi fusti che si ramificano dalla base, che non sono altro che i polloni.
Talora vengono eseguiti interventi di miglioramento forestale che consistono in tagli di conversione all’alto fusto del ceduo, con i quali viene rilasciato il pollone (o i polloni) migliori per ogni ceppaia in modo da far assumere al popolamento l’aspetto di una fustaia, pur essendo i fusti di origine vegetativa. In tal modo si accelera il processo naturale di passaggio alla fustaia, che segue l’abbandono dei boschi cedui.

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