La Fauna del Comune di Massello

Il territorio del comune di Massello si sviluppa su quasi 3.900 ettari nell’ambito di una tipica area alpina, comprendente una grande varietà di habitat dai fondovalle alle alte cime, con quote comprese all’incirca fra i 1.000 e gli oltre 3.000 metri delle vette più elevate. Considerando anche la marginalità di questo comune rispetto ai processi di massificazione turistica che hanno coinvolto altre località alpine e quindi la particolare tranquillità dei luoghi, si comprende come questi ambienti siano particolarmente vocati ad ospitare molte delle specie animali che caratterizzano la fauna alpina: per varietà e numero, sono rappresentate pressoché tutte le specie che vivono sull’arco alpino.

Non a caso tutta la parte alta del territorio è compresa nel Sito di Importanza Comunitaria (SIC) codice IT1110080 “Val Troncea” (istituito dalla Direttiva Europea 92/43/CEE, meglio conosciuta come “Direttiva Habitat”); tale SIC si estende anche sul territorio dei limitrofi comuni di Fenestrelle e Pragelato, su una superficie di oltre 100 kmq. Le specie faunistiche più rare e interessanti presenti nella zona sono elencate nella schedaNATURA 2000 Data Form”del SIC “Val Troncea”, che dedica particolare spazio alla numerosa avifauna presente, sottolineando anche la presenza di ricche popolazioni dei tipici vertebrati alpini e della rarissima Salamandra lanzai. Tra gli invertebrati si segnalano gli insetti coleotteri Carabus cycroides (due popolazioni note) e Orinocarabus cenisium fenestrellarum (endemico), nonché alcuni insetti lepidotteri minacciati (Albulina optilete, Aricia nicias, Colias palaeno, Parnassius phoebus).

Stambecchi nel Vallone di Massello (foto di F. Pastorelli)Inoltre il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Torino individua nel Vallone di Massello un Biotopo Comunitario (codice BC10067) che si estende per 3.905 ettari. Come interesse specifico viene segnalata in particolare la presenza di una colonia in costante incremento di stambecco (Capra ibex ibex). Tale colonia deriva perlopiù da un progetto di reintroduzione dello stambecco promosso presso il limitrofo Parco Naturale Regionale della Val Troncea: sia nel 1987 che nel 1988 furono rilasciati sei capi provenienti dal Parco Nazionale del Gran Paradiso. Questa popolazione rappresenta un importante punto di irraggiamento per la specie in questo settore dell’arco alpino, in considerazione anche del congiungimento con le colonie di stambecchi originatesi dalle successive reintroduzioni effettuate negli stessi anni presso le non lontane montagne dell’Alta Val Pellice e, successivamente, del Parco del Queyras in territorio francese.
Nella bella stagione gli stambecchi maschi si trovano soprattutto presso il pianoro delle Bergerie del Valloncrò (m 2.163), fino sulle cime più alte della zona del Bric Ghinivert (m 3.037) e del Colle del Beth; le femmine con i piccoli prediligono invece gli alti pendii soleggiati del Bric Rosso (m 3.026). Ma è in inverno, quando la neve, il freddo e le bufere rendono l’alta montagna particolarmente ostile, che il Vallone di Massello ospita il maggior numero di stambecchi, tanto che se ne contano più qui che in tutta la restante Val Germanasca e Val Troncea. L’area di svernamento si trova nella zona Lauson - Bric Rosso - Valloncrò e Bric Ciapel - Ortiarè, su versanti soleggiati dove minore è la permanenza della neve. Durante il secondo censimento invernale dello stambecco effettuato in dicembre 2005 dal Comprensorio Alpino TO 1 (Valli Pellice, Chisone e Germanasca), presso l’area suddetta sono stati conteggiati i seguenti stambecchi (fonte www.catouno.it, autore Marco Giovo):

Stambecchi nel Vallone di Massello censiti a dicembre 2005

  • Maschi 45
  • Femmine 44
  • Giovani 38
  • Indeterminati 12
  • Totale 139

Camosci su un nevaio (foto di F. Avondetto)A Massello non solo lo stambecco, ma anche gli altri ungulati selvatici sono ben rappresentati.
Il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra) è abbondante sui monti di questo vallone, tanto che fino all’estate del 2003 si contavano oltre 500 esemplari; dall’inverno 2003-2004 fino all’autunno 2004 le popolazioni di camoscio sono state pesantemente colpite dalla cheratocongiuntivite, malattia dell’occhio provocata da un batterio che colpisce ovini e caprini domestici e alcuni ungulati selvatici, che ha provocato il decesso di più della metà degli esemplari presenti.
Come lo stambecco, anche il camoscio frequenta le praterie alpine, spingendosi fino sulle creste più alte; tuttavia sono presenti anche alcune circoscritte popolazioni di bosco, come presso i boschi di pini silvestri e faggi a est di Roberso. Le densità più elevate si raggiungono in genere sui pendii meridionali tra l’Alpe di Balmetta (m 2.036) e le Bergerie del Lauson (m 2.000), specialmente verso il Becco dell’Aquila (m 2.809), ma la sua presenza si nota anche in tutta l’area compresa tra il Bric Ghinivert, il M. Pelvo, il Bric del Mezzogiorno e il pianoro del Valloncrò. Per superare l’inverno il camoscio preferisce la sinistra orografica del Vallone del Ghinivert, oltre ancora a tutti i soleggiati pendii compresi tra l’A. di Balmetta e le Berg. del Lauson.

Il capriolo (Capreolus capreolus) è un altro bellissimo ungulato presente a Massello, che si trova praticamente ovunque a partire dalle quote intermedie, ad eccezione delle zone più impervie. È un animale legato al bosco, ma è possibile avvistarlo anche sulle praterie non lontano dal limite della vegetazione arborea, o eccezionalmente anche verso le alte vette, a quote piuttosto elevate per la specie.
Si stima la presenza, nel Vallone di Massello, di almeno 300 caprioli, che si mostrano più facilmente nelle prime ore del giorno o verso il tramonto, intenti ad alimentarsi presso le radure.

Il cervo (Cervus elaphus) è anch’esso avvistabile, anche se non particolarmente abbondante. Questo maestoso ungulato ha ricolonizzato i monti delle valli Chisone e Germanasca a partire dalla reintroduzione di 10 animali promossa dalla Provincia di Torino negli anni 1962-64 in alta Val di Susa (Gran Bosco di Salbertrand). A Massello è presente sulla destra orografica del Vallone del Ghinivert e nei boschi del limitrofo Vallone di Salza. In inverno si trova non lontano dal fondovalle, a monte delle borgate Aiasse e Gros Passet: possono essere presenti 60-70 cervi, specialmente in corrispondenza delle nevicate; a differenza che altrove, il cervo qui non è solito utilizzare le praterie alpine soleggiate.

Per quanto riguarda il cinghiale (Sus scrofa), specie nota per la sua rapida diffusione e anche per i danni che provoca alle colture, la sua presenza a Massello non è particolarmente significativa. Compare ad esempio presso i Prati di Culmian, specialmente in maggio e giugno, ma gli animali, che arrivano dal limitrofo Vallone del Bourcet, non sono stanziali.

Grande predatore dei suddetti ungulati selvatici, nell’ultimo decennio è ricomparso anche il lupo (Canis lupus). Sulle Alpi Cozie la sua presenza risulta accertata a partire dal 1996; la specie, nel suo cammino di ricolonizzazione della cerchia alpina, si è insediato anche su queste montagne con piccoli nuclei stabili, con esemplari di provenienza appenninica.
Nel corso del Progetto Interregionale II Italia-Francia 1994-99, attivato dalla Regione Piemonte con fondi comunitari per lo studio del ritorno del lupo sulle Alpi occidentali, è stato accertato che in Provincia di Torino solo la Val di Susa e la Val Chisone ospitano in modo stabile alcuni lupi. Nelle Valli di Susa e Chisone, comprese le valli laterali, sono state individuate tre aree maggiormente utilizzate dai lupi, tra cui quella che comprende la Val Troncea, i valloni laterali della Val Germanasca, e il versante destro della Val Chisone fra la Val Troncea ed il Vallone del Bourcet.
Certo il suo avvistamento non è facile, ma i segni di presenza di questo affascinante animale (come le tracce sulla neve o le fatte) sono rinvenibili con relativa frequenza anche alle basse quote, presso il fondovalle di Massello, tanto che è presumibile la presenza di almeno due lupi che frequentano stabilmente il vallone.

La marmotta (foto tratta da http://it.wikipedia.org)Soffermandosi ora sugli animali di più piccola taglia, non si può non ricordare la marmotta (Marmota marmota), simpatico roditore che nella bella stagione anima le praterie alpine con la sua presenza, emettendo i caratteristici fischi di allarme e rifugiandosi nelle sue tane ogni qualvolta avverta un pericolo.

Altro mammifero roditore presente è la lepre: si tratta della lepre comune (Lepus europaeus) alle quote più basse e dellalepre alpina (Lepus timidus) ad altitudini superiori. Quest’ultima in particolare è una specie di grande interesse, simbolo dell’ambiente alto alpino; in generale regresso numerico, non è facilmente avvistabile.

Ancora appartenenti alla tipica fauna alpina sono il gallo forcello (Lyrurus tetrix), la coturnice delle Alpi (Alectoris graeca saxatilis) e la pernice bianca(Lagopus mutus).
Tipico abitante del bosco di larici e del sottobosco di rododendri e mirtilli, il gallo forcello si trova di preferenza presso i Prati di Culmian, ai limiti del bosco, o nel Vallone del Ghinivert a quote comprese tra i 1.700 e i 2.000 metri, mentre non gradisce i boschi cedui quali ad esempio quelli di faggio. Dalla fine di aprile a tutto il mese di maggio hanno luogo le spettacolari parate nuziali dei maschi, e soprattutto nelle prime ore del mattino o verso il tramonto non è difficile udire il loro caratteristico canto.
La coturnice, altro tipico uccello alpino, predilige i pendii più soleggiati, esposti a sud. A Massello si trova di preferenza sui versanti meridionali del Bric Rosso (m 3.026) e del Truc Cialabrie (m 2.936).
La bellissima pernice bianca è invece un tipico abitante delle alte quote. Insieme alla lepre alpina, è presente con le densità più alte nella zona compresa tra i Laghi del Beth, il Bric del Mezzogiorno e il M. Morefreddo, a cavallo con il territorio del Parco Naturale della Val Troncea. Confidando nel suo mimetismo, questo uccello si lascia talvolta avvicinare fino a pochi passi, involandosi improvvisamente con un rumoroso frullo.
La consistenza numerica delle ultime specie citate (lepre, gallo forcello, coturnice e pernice bianca) è difficilmente stimabile a causa della scarsità dei dati disponibili, in quanto non vengono organizzati regolarmente i censimenti.

Il Vallone di Massello: la Cascata del Pis (foto di F. Gaydou)Tra gli uccelli non è infrequente apprezzare il volo dell’aquila reale (Aquila chrysaetos): nel vallone si segnala un sito di nidificazione di questo maestoso rapace, la cui presenza è quindi stabile. È infatti abbastanza frequente avvistare uno o più esemplari volteggiare nel cielo, anche in gruppi di 4, dove i giovani si riconoscono facilmente per le macchie bianche sotto le ali.
Più rara è invece la presenza del gipeto (Gypaetus barbatus), il più grande fra i rapaci presenti in Italia, che è stato reintrodotto sulle Alpi a partire dagli anni ’80. Sebbene non si segnalino siti di nidificazione nei dintorni, tuttavia questo avvoltoio è stato ripetutamente avvistato a Massello, in quanto la specie spazia su vasti territori in cerca di cibo, volteggiando non di rado a bassa quota.
Tra la ricca avifauna presente si segnala inoltre il raro gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax), specie caratteristica dell’alta montagna e in diminuzione ovunque; in coabitazione con il suo stretto parente gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus), è più facilmente avvistabile nel periodo invernale.

Ultima in questa trattazione ma di grandissimo interesse naturalistico è la già citata Salamandra di Lanza (Salamandra lanzai), un piccolo anfibio dalla luminosa livrea nera, vertebrato terrestre endemico dell’arco alpino. Si tratta di una specie rarissima, che vive esclusivamente nelle Alpi Cozie, e che trova a Massello il suo habitat ideale.

Per quanto riguarda infine una nota di carattere gestionale, si segnala che nel maggio del 2001 è stata istituita l’Azienda Faunistico Venatoria “Valloncrò”, che interessa circa 2.500 ettari ricadenti nel territorio comunale. In seguito all’istituzione dell’Azienda l’attività venatoria è decisamente diminuita rispetto a prima; è stato assunto un guardiacaccia, che si dedica anche alla manutenzione dei sentieri e ad altre attività volte al miglioramento del patrimonio faunistico ambientale. L’Azienda Faunistico Venatoria Valloncrò è stata inoltre accreditata dalla Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Torino per ospitare gli studenti della stessa facoltà.

Bibliografia da consultare

- BASSANO B., BOANO G., MENEGUZ P.G., MUSSA P.P. e ROSSI L., 1995 - “I selvatici delle Alpi Piemontesi”. Regione Piemonte, Edizioni EDA.
- GIOVO M., JANAVEL R., 2004 - “La fauna selvatica delle valli pinerolesi. Distribuzione, consistenza, gestione e impatto sulle attività antropiche delle specie più rappresentative”. Alzani Editore.


Pagina realizzata grazie al contributo del
Programma Interreg IIIB "Alpin space" dell'Unione Europea

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