Il camoscio alpino

Femmina di camoscio (Foto di M. Giovo)Il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra) è un noto ungulato selvatico della famiglia dei Bovidi, largamente diffuso presso l’arco alpino.
Il mantello estivo è di colore da giallastro pallido a grigio rossastro, mentre il mantello invernale, osservabile da ottobre in poi, è bruno o tendente al nero. Sia il maschio che la femmina sono dotati di corna, che crescono progressivamente con gli anni e (a differenza di cervo e capriolo) non vengono mai perse.
Tipico abitante dell’orizzonte montano, subalpino e alpino, il camoscio frequenta le praterie, i margini delle pietraie e soprattutto le cenge erbose al di sopra dei limiti della vegetazione arborea, sino all’orizzonte nivale; tuttavia lo si trova anche presso le aree forestali di conifere e latifoglie, ricche di sottobosco e intervallate da pareti rocciose scoscese, radure e canaloni, nonché, ad esempio, presso i cespuglieti ad ontano verde e rododendro con larici sparsi. Nonostante la sua capacità di vivere in ambienti forestali e di utilizzare anche ramoscelli, foglie e germogli nella sua dieta, il camoscio preferisce infatti gli habitat aperti dove, presumibilmente, può ottenere un alimento più digeribile, cioè l’erba dei pascoli.
In estate le femmine ed i giovani si tengono normalmente al di sopra del bosco, mentre i maschi adulti, tendenzialmente più solitari e dispersi sul territorio, occupano quote meno elevate. Con l’avvicinarsi del periodo riproduttivo, i maschi si uniscono ai branchi di femmine e giovani sulle praterie e i macereti, nonché ai margini superiori delle aree boscate. Con l’inverno e le prime nevicate, i camosci si ritirano verso zone rocciose, ovvero sui pendii più ripidi e le creste ventose, con esposizioni prevalentemente meridionali, dove la neve si scioglie più velocemente, dando la possibilità al camoscio di alimentarsi. In primavera vengono raggiunte le quote inferiori dell’areale, poiché gli animali sono attratti dalla prima erba verde, mentre a mano a mano che il ricaccio della vegetazione interessa quote superiori, il camoscio occupa quote progressivamente più elevate.
Nel suo complesso l’areale di frequentazione risulta in genere compreso tra i 1.000 e i 2.500 metri di quota e più. Peraltro si registra anche una colonizzazione spontanea delle aree boscate di bassa montagna, sino a livelli altitudinali di 400-500 metri, in assenza di disturbo antropico.
La struttura sociale di base, di tipo matriarcale, è fondata sul legame madre-piccolo, che si scioglie nel secondo anno di vita del capretto. I maschi adulti vivono solitari o in piccoli gruppi instabili, unendosi ai branchi delle femmine solo durante la stagione riproduttiva. Le femmine adulte formano, con i capretti e con la maggior parte delle giovani femmine più qualche maschio giovane e subadulto, branchi più o meno numerosi (10-20, fino ad oltre 100 individui). Comunque i gruppi oltre le 20 unità sono rari e si formano soprattutto in zone caratterizzate da elevate densità e morfologie poco accidentate.
È relativamente facile incontrare il camoscio percorrendo i sentieri alpini, avvertendo non di rado il suo inconfondibile fischio di allarme in presenza di un possibile pericolo.