Il cervo

Maschio adulto di cervo (foto di Paolo Carboni, tratta da wikipedia)

Il cervo (Cervus elaphus) è un ungulato selvatico della famiglia dei Cervidi. Dalla mole corporea notevole (il maschio può pesare oltre 200 kg e può raggiungere un’altezza pari a 135 cm), sta ormai colonizzando svariate aree alpine, dove può trovare rifugio e alimentazione.
Il trofeo, molto appariscente e caratteristico della specie, è presente solo nel maschio e viene perso ogni anno tra fine febbraio e inizio maggio, per riformarsi sempre più imponente, raggiungendo il massimo sviluppo verso i 10-12 anni di vita dell’animale.
Anche se il cervo è in grado di utilizzare ambienti molto diversi tra loro, sulla base di alcuni studi ecologici sembra che un habitat ottimale per la specie dovrebbe essere di almeno 10.000 ettari di superficie, con boschi di alto fusto (con struttura naturale e prevalenza di latifoglie) intercalati da zone aperte, che dovrebbero estendersi a partire da zone di pianura sino a rilievi collinari o anche alto-montani, con una buona disponibilità di acqua. Data la crescente antropizzazione del territorio, il cervo è stato relegato ai territori montani, e si è dovuto così adattare a vivere nelle regioni alpine per tutto l’anno, non di rado sfruttando d’inverno le praterie alpine d’altitudine (anche a 2.300-2.400 metri di quota) che, ben esposte al sole, si liberano per prime dalla neve. Di norma si ritiene che il cervo non sopporti, nella cattiva stagione, più di un massimo medio annuale della neve di 40-50 cm, mentre 20-30 cm consentirebbero la vita a gruppi invernali numerosi. L’acqua è altrettanto importante in inverni miti.
La dieta varia in funzione delle stagioni: se in primavera ed in estate il cervo si nutre soprattutto di piante erbacee, in inverno apici vegetativi, rami, foglie e cortecce di alberi e arbusti possono rappresentare anche il 50% della dieta e più.
I cervi normalmente vivono tutto l’anno in branchi costituiti o da femmine accompagnate dai piccoli e dai giovani dell’anno precedente, o da soli maschi. Sul finire di agosto, all’approssimarsi della stagione degli amori, i branchi di maschi si disgregano, per poi ricostituirsi successivamente agli accoppiamenti.
Il periodo degli amori corrisponde all’inizio dell’autunno. Il “calore” delle femmine viene avvertito dai maschi sessualmente attivi tramite meccanismi ormonali e questo li induce a rendersi padroni di un proprio harem; la competizione è molto forte e si instaurano ripetuti scontri per definire le gerarchie fra i maschi, che emettono un cupo suono (bramito) sfruttando le loro forti capacità polmonari. Queste emissioni sonore, nella stagione propizia, si ripetono in continuazione visto che ogni maschio viene stimolato dagli altri a comunicare la sua posizione e il suo rango. Il risultato è un concerto di suoni che si propagano anche a forte distanza.