La lepre alpina

Lepre alpina in inverno (foto archivio PNGP)La lepre alpina o lepre variabile (Lepus timidus) è un animale delle regioni artiche e alpine: vive in altitudine, generalmente al di sopra del limite del bosco, spingendosi fino verso i ghiacciai.
La lepre alpina presenta un mimetismo stagionale analogo a quello dell’ermellino e della pernice bianca: il mantello invernale è completamente bianco, salvo la punta delle orecchie che è nera; successivamente alla muta, d’estate la colorazione del corpo è bruna, simile a quella della lepre comune.
Questa specie si è ben adattata ai rigori dell’ambiente alpino (ad esempio, gli arti posteriori terminano in superfici particolarmente dilatabili per favorire lo spostamento sulla neve), tanto che vive a quote variabili dai 1.000 sino ai 2.800 metri di quota, con una predilezione maggiore per la fascia compresa tra i 1.600 e i 2.200 metri. In estate si trova più frequentemente al di sopra del limite della vegetazione arborea, fra i pascoli cosparsi di massi, pietraie e cespugli, mentre d’inverno scende verso i boschi in cerca di alimentazione, e scava buche nella neve sia per trovarvi rifugio che per cercarvi nutrimento. In generale tuttavia questa specie è stanziale, e durante buona parte dell’anno sfrutta superfici individuali inferiori ai 30 ettari.
Anche se vive in un ambiente diverso, molte abitudini della lepre variabile sono simili a quelle della lepre comune. Vivendo ad altitudini più elevate, il periodo di riproduzione inizia più tardi (fine marzo-aprile) rispetto alla lepre comune; anche il periodo di gestazione è più lungo (circa 45-50 giorni) e, di conseguenza, il numero dei parti è inferiore (al massimo 2-3 parti all’anno).
Complessivamente la lepre alpina denota quindi un maggior adattamento alla vita in alta quota, pur vivendo in parziale sovrapposizione con la lepre comune: in Piemonte si hanno segnalazioni invernali di lepre alpina a 1.000 metri di altezza ed altre, estive, di lepre comune a 2.400 metri.