Il larice

Il larice (Larix decidua) è un albero di prima grandezza, che raggiunge i 35 metri di altezza ed è assai longevo. La chioma è stretta e conica, e tende ad appiattirsi alla cima con l’età. I rami tendono a incurvarsi al centro, ripiegandosi verso l’alto all’estremità. La corteccia, dapprima grigio-bruna e liscia, con il passare del tempo si spacca in fenditure verticali, tende al rossiccio e si ispessisce decisamente.
Rami di larice in autunno (Foto di Pietro Gusso gentilmente offerta dal sito http://digilander.libero.it/alberiitaliani) Le foglie sono aghiformi, tenere, lunghe 2-3 cm, raggruppate in ciuffi di 20 o 30 unità su corti rametti; verdi smeraldo in marzo, diventano più scure e infine dorate in autunno.
Il larice fiorisce in aprile-maggio, poco prima dell’emissione delle foglie; caratteristici sono i fiori femminili, ovali, lunghi circa 1 cm, di color rosso porpora. Tali fiori, una volta impollinati, si trasformano in piccoli coni eretti, che permangono aperti sulla pianta per parecchi anni, anche dopo aver liberato i semi la cui diffusione è affidata al vento.
Contrariamente alle altre conifere autoctone, il larice perde gli aghi in autunno: questo gli consente di ridurre le perdite d’acqua per traspirazione fogliare, nella stagione in cui l’acqua del suolo è spesso gelata. Per tale motivo è facile identificarlo in autunno (per il suo bel colore dorato, giallo splendente), in inverno (appare spoglio) e in primavera (si presenta verde chiaro, grazie ai nuovi aghi).
Si tratta di un albero che raggiunge le quote più elevate, sopportando gelo e venti impetuosi, prediligendo condizioni di clima decisamente continentali. Si trova tra gli 800 e i 2.300 metri di quota, ma è particolarmente vocato per il piano alpino: la notevole diffusione dei lariceti anche a quote inferiori dipende infatti soprattutto dall’opera dell’uomo.
Si tratta di una specie eliofila, ossia esigente in termini di esposizione alla luce solare. Forma boschi puri, radi e luminosi, con sottobosco ricco di piante erbacee, ma si trova frequentemente anche associato ad altre specie quali abete rosso, pino silvestre e pino cembro a seconda delle località.
Si adatta a qualsiasi terreno, purché ben drenato, e colonizza facilmente i terreni spogli: il larice ha infatti anche la funzione di pianta “pioniera”, affermandosi dove le altre specie arboree più esigenti non riescono.
Coni e ciuffi di aghi del larice (Foto di Pietro Gusso gentilmente offerta dal sito http://digilander.libero.it/alberiitaliani)Il legno del larice, ottimo e ricercato, ha color rosso intenso. Anche immerso in acqua rimane molto resistente. Un tempo impiegato per la palificazione, l’orditura dei tetti e la costruzione di baite, il legno di larice è ancora oggi largamente adoperato per le travate rustiche a vista, le perline, i palchetti e gli infissi esterni. La resina, detta trementina di Venezia, viene usata nell’industria delle vernici e per ricavare un antisettico contro le malattie delle vie respiratorie.
Il larice nei territori montani è stato in passato favorito dall’uomo, a causa delle buone caratteristiche del suo legno e perché sotto la tenue ombra dei lariceti radi possono pascolare le mandrie: i pascoli arborati permettevano di fornire nutrimento al bestiame e, contemporaneamente, di ricavare legname da opera.